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   Notizia del 30 novembre 2009 ore 12:35 - Visite 2944
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Basket intervista al campionato > Di Bella e la sorpresa Caserta ''Siamo una grande famiglia''

Basket intervista al campionato - Di Bella e la sorpresa Caserta ''Siamo una grande famiglia''
Il play di Pavia ?l leader della Pepsi seconda in classifica: ''La nostra ?na bella storia, ma non ?rutto del caso. Non mi era mai successo che gli americani invitassero noi italiani alla festa del Ringraziamento. Siena? Pu?enderla solo un'epidemia di influenza A, che duri fino a giugno'' di STEFANO VALENTI


ROMA - Due anni fa, di questi tempi, la Juve Caserta era ancora in Legadue. All'alba del dicembre 2009 si ritrova seconda in classifica, con 12 punti: l'ultima volta era accaduto nel novembre del 1991, si chiamava Phonola, portavo lo scudetto di campione d'Italia, portava 5000 persone al palazzo di Castel Morrone. Era pure, col senno di poi, una squadra di... allenatori: in panchina sedeva Franco Marcelletti, in campo andavano Gentile (oggi a Roma), Dell'Agnello (a Venezia in Legadue) ed Esposito (a Trento, in A Dilettanti). Erano i leader, italiani, di ieri. Come accade oggi: si chiama Fabio Di Bella, non è un prodotto locale ma padano di Pavia, l'hanno eletto capitano perché a Caserta ha trovato la sua Reggia.

"Ci sto davvero bene. Fino all'anno scorso avevo sempre giocato al nord, mai sotto Bologna. Sono arrivato qui e ho capito che tutto era diverso: le persone, anzitutto. Entri in una grande famiglia, vieni accolto con calore e questo ti spinge a restituire questo grande affetto".

Al punto, Di Bella, che lei gioca da ex contro Milano e segna 22 punti decisivi per la vittoria; e sabato contro la Virtus, di cui è stato capitano, altri 21, portando la Juve a un successo a Bologna che mancava da 16 anni. "Non nego che in partite così esistono motivazioni diverse: non siamo macchine, ma uomini, e ci portiamo dietro il nostro vissuto. Lo stesso è quando gioco contro Biella, dove iniziò la mia storia in Serie A. Poi è anche vero che sono discorsi da pre e post partita, a seconda di come va. Quando scendi in campo vuoi dimostrare il tuo valore, indipendentemente da chi hai avanti".

Sabato sera, alla sirena finale, affossata la Virtus, ha scavalcato le transenne e s'è buttato in mezzo ai tifosi bolognesi... "L'avrei fatto anche avessimo perso. Sono amici, ci sentiamo durante l'anno, è stato un piacere ritrovarli. Sento che apprezzano l'uomo prima ancora che il giocatore".

Lo stesso che, ai tempi, doveva operarsi alla schiena ma decise di ritardare l'intervento all'indomani di un derby con la Fortitudo cui non voleva mancare. "Anche per questo sono passato dai ragazzi dall'Isokinetic, quelli coi quali ho lavorato per la rieducazione dopo quell'intervento. Un momento delicato della mia carriera".

Oggi invece il momento è esaltante. "Sta andando bene, è una bella storia la nostra, ma non è frutto d'un caso. Il presidente Caputo e il manager Coldebella hanno fatto scelte giuste sui giocatori, mettendo la qualità della persona davanti a quella del giocatore. Non mi era mai successo di andare tutti assieme al bowling, famiglie comprese. O che gli americani invitassero noi italiani alla festa del Ringraziamento".

Italiani che Caserta ha voluto alla guida, confermando lei e Michelori. "Conoscevamo la realtà locale, io sono il capitano, Andrea ha esperienza, siamo le guide per i nuovi. Un bel ruolo da spogliatoio che ricopriamo volentieri".

Con Sacripanti, altro uomo del nord, come va? "In lui ho trovato l'allenatore che più si mette al livello della squadra, abile psicologo, capisce di cosa abbiamo bisogno come squadra e come singoli. Il cammino è lungo, abbiamo fatto solo 8 partite, ora arrivano Benetton, Roma e Siena. Ma siamo pronti. Intanto, a Bologna è stata la nostra miglior gara in trasferta, senza dubbio. Anche se il nostro obiettivo resta vincere sempre in casa, per costruire lì la nostra salvezza".

Siete secondi, entusiasti, e senza il problema di dire che Siena è imbattibile. A voi non interessa, non è la vostra corsa. "Vero, è un secondo posto che ci possiamo godere. Siena può stenderla solo un'epidemia di influenza A, che duri da domani fino a giugno. Noi non ci maceriamo pensando a chissà cosa, pure se sappiamo che pensare in grande costa come pensare in piccolo...".

La Pepsi è seconda, lei la guida da capitano e ha le migliori cifre della carriera: si sente il miglior play italiano del campionato, quindi candidato al ritorno in Nazionale? "Il meglio, in questo momento, va augurato alla federazione e a Meneghin. Che deve scegliere l'allenatore giusto per il rilancio. E creare un organigramma che lo supporti. Poi si potrà pensare alla squadra. Di giovani buoni ce ne sono, basta dare fiducia. L'Italia può tornare competitiva, non c'è l'obbligo di vincere subito, serve tempo e la chiave sono le persone giuste. Se sarò un candidato azzurro, la Nazionale è sempre un obiettivo per chi fa sport".


Origine: Repubblica

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