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   Notizia del 27 novembre 2009 ore 16:33 - Visite 2937
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La storia > Un'ossessione chiamata Greene "Cos?i sono autodistrutto"

La storia - Un'ossessione chiamata Greene "Cos?i sono autodistrutto"
Da carcere dell'Alabama, dove sta scontando una pena di otto anni per reati di droga e assegni falsi, Tim Montgomery rivive il suo dramma iniziato con il doping, praticato per non essere da meno del suo grande rivale nei 100 metri


LONDRA - Dall'altare alla polvere. Una metafora usata in migliaia di circostanze, poche volte però calzante come nel caso di Tim Montgomery. L'altare, questo ex re della velocità, lo raggiunge il 14 settembre del 2002, quando corre i 100 metri in 9'78'', abbassando di un centesimo il primato del mondo allora detenuto da quello che si rivelerà il suo incubo, Maurice Greene. Pur di batterlo, Montgomery entra nella spirale del doping. Scoperto, squalificato nel 2005, da allora è una caduta libera: viene condannato a 8 anni di prigione per spaccio di eroina e assegni contraffatti.

UNA PENA PESANTE - Montgomery ha scontato una piccola parte della pena (18 mesi), ma ora se non altro gli è tornata la voglia di farsi sentire. Dal carcere dell'Alabama nel quale è detenuto, l'ex velocista ha raccontato al "Times" il suo dramma: "Mi sono autodistrutto. Ho provato a essere un uomo per tutta la vita e adesso sono qui, trattato come un ragazzino". Montgomery spiega che il doping non voleva essere un tentativo di imbrogliare "ma era tutta una questione di aggirare il sistema, è quello che ho imparato in strada". Ma la sua rovina è stata soprattutto Maurice Greene, il suo grande rivale e la voglia di essere uguale o superiore a lui.

OSSESSIONE GREENE - "Volevo tutto quello che aveva lui - racconta - Gli organizzatori dei meeting e gli sponsor dicevano: 'se non riesci a battere Greene e Ato Boldon, non possiamo pagarti come loro'". Insomma, una rivalità senza limiti: "Le nostre corse non erano una questione di tempi, per me era una cosa personale". Da quel punto a finire, con l'allora compagna Marion Jones, nel gruppo di atleti allenati da Trevor Graham, che lo ha introdotto nel mondo degli steroidi, il passo è stato breve: "Tutto quello che volevo era un importante contratto con la Nike, sponsor, essere una stella. Non mi passava neanche per la testa la possibilità di essere squalificato due anni".

LA VOGLIA DI TORNARE - "Quando vivevo con Marion - conclude Montgomery - avevo delle telecamere all'entrata per cui se veniva qualcuno per fare dei controlli antidoping, non rispondevo". L'ex sprinter è stato poi beccato e per difendersi è caduto ancora più in basso. "Ho vissuto ben oltre le mie possibilità, avevo bisogno di soldi e l'unico modo che conoscevo per fare soldi era la droga". Parole di un 34enne (età con poche speranze per l'atletica), che però in prigione continua ad allenarsi e dice di correre i 100 in 10"3. "Ma datemi tre mesi per allenarmi nel modo giusto e probabilmente scendo a 10 secondi netti".


Origine: Repubblica

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