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   Notizia del 14 novembre 2009 ore 12:40 - Visite 3294
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La storia > Il ritorno dell'adorato traditore Fischi e spettacolo, la lezione Nfl

La storia - Il ritorno dell'adorato traditore Fischi e spettacolo, la lezione Nfl
Favre torna a Green Bay e viene accolto da fischi e magliette che lo chiamano traditore. Ma la contestazione finisce l?sugli spalti e in campo ?pettacolo e il quarantenne quarterback sconfigge i suoi ex compagni in un bel match e continua con i Vichinghi la sua marcia verso il Superbowl
di GIOVANNI MARINO



Brett è tornato a casa. Perché il Lambeau Field, di cui è stato insindacabile re per sedici fantastici anni, è il terreno di gioco su cui ha costruito la sua vita. Ma è stato un ritorno da avversario. Subissato - letteralmente subissato - dai fischi di disapprovazione (che celavano una infinita ammirazione) di gran parte dei settantaduemila duecentotredici suoi ex fans. Perché i tifosi dei Packers sono speciali, amano e proteggono i loro idoli più di ogni altra torcida della Nfl, ma non ammettono tradimenti. Favre contro Green Bay, a qualcuno, lì nel Wisconsin, deve esser parso un film dell'orrore. E dal risultato sportivamente terrificante per GB: mostrando una condizione strepitosa per un uomo di 40 anni (tra l'altro regolarmente colpito dai difensori avversari praticamente da quando andava a scuola), il numero 4 ha condotto i Vikings - rivali storici dei Packers - a un chiaro successo. Insomma, se esiste una definizione esatta di classe, nello sport, il nome di Favre gli va immediatamente accostato anche per questo tipo di prestazioni che coinvolgono la sfera emozionale.

Ma il racconto di GB-Vikings non può fermarsi soltanto all'aspetto meramente agonistico. Perché, una volta di più, gli stessi tifosi americani, pur nel chiassoso dissenso per il "traditore", hanno mostrato come si possa convivere tra tifoserie opposte in un evento così atteso. Non ha prevalso l'astio. Hanno vinto gli sfottò. La fantasia, vedi il divertente cartellone issato sugli spalti da un fan dei Packers: è un fotomontaggio che raffigura Al Pacino, nelle vesti del padrino, che riceve un contrito Favre, paragonato dal tifoso a Fredo (si legge: "Fredo returns"), il traditore della famiglia Corleone nella saga cinematografica di Francis Ford Coppola.
Soprattutto, ha vinto l'ospitalità. Chi ha avuto l'occasione di vivere un appuntamento sportivo negli States, sa bene che è così. Si può andare sereneamente allo stadio anche in trasferta, indossare la divisa della propria squadra, cantare l'inno della stessa, sventolare i vessilli del team preferito senza doversi nascondere come se si stesse compiendo un gravissimo reato. E, in primo luogo, senza rischiare di essere accoppati da gruppetti di fanatici che non attendono altro che provare a farti la pelle per un nonnulla.

Tifo acceso quanto si vuole, ma sicuro. Fans ospiti accolti. Niente scontri. Accade anche nel football Nfl, nel gioco dove i giganti si affrontano e i colpi duri sono all'ordine del giorno. E' successo nell'attesissimo Green Bay Packers - Minnesota Vikings, il match del ritono a casa del "traditore", del qb che ha scritto pagine indelebili nella storia dei verde-oro. Prima e dopo il match i tifosi dei Vichinghi hanno potuto tranquillamente manifestare l'appartenenza sportiva senza correre il minimo pericolo per la loro incolumità. Le tv li hanno abbondantemente inquadrati e intervistati. Anche a fianco della torcida giallo-oro. Che, per sua parte, ha pittorescamente "salutato" il ritorno di Favre con una serie di evidentissime iniziative che vanno dalle magliette alla cartellonistica. C'era una moltitudine di appassionati, gente che ha sportivamente adorato Brett con i GB, che andava in giro con t-shirt col 4 e su scritto "Judas". Oppure: "Traitor 4-ever". O ancora: "Once a hero, now a zero". Per la serie: Giuda, traditore per sempre, eri un eroe e ora sei uno zero.

E' stato troppo amato, Brett, per non essere ricevuto con un boato di fischi. Lo conoscono troppo bene, a Green Bay, per non temerne le giocate. Ma il fatto che tutto ciò sugli spalti e in campo sia rimasto nell'ambito di una folcloristica contestazione va portato ad esempio per i calciofili. Immaginate Francesco Totti che annuncia due volte il ritiro dopo una vita alla Roma, quindi ci ripensa e va alla Lazio. Gioca da Dio con i biancocelesti e nel derby fuoricasa conduce le Aquile a una netta vittoria. Ed esulta, braccia al cielo, per la sua splendida prestazione. Sarebbe possibile senza che accadesse nulla e senza la presenza di un esercito di celerini con lacrimogeni, elmetti e scudi pronti a una battaglia? Superfluo rispondere, purtroppo il calcio continua a essere un altro mondo.

Tornando al big-match, il quarterback quarantenne ha giocato alla grande conducendo la sua nuova franchigia a un significativo 38 a 26 che porta i Vikinchi a una striscia stagionale di 7 vinte e una persa. Roba da Superbowl. Là dove Brett vuole arrivare assolutamente. Fischiato e vincente, il "Giuda" dei Gb e il nuovo idolo dei Vichinghi non ha acceso alcuna polemica sui fischi del suo ex pubblico: "So bene che qui il tifo è una cosa unica e particolare, conosco a fondo Green Bay e la sua passione. Ma tutto ciò che ho fatto qui in 16 anni resta e nulla potrà cancellarlo; e ora penso al Superbowl con i Vikings". Grande anche in questo, inossidabile Brett.

g.marino@repubblica.it


Origine: Repubblica

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