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   Notizia del 12 novembre 2009 ore 10:07 - Visite 2850
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La storia > Soldini, la regata pi?ra "Ho pensato a sopravvivere"

La storia - Soldini, la regata pi?ra "Ho pensato a sopravvivere"
"Onde di sette metri, notti pazzesche per tenere la barca a galla. Ora abbiamo poco cibo ma il traguardo ?icino.Mai tante tempeste: arrivo e vado in montagna" IL VIDEO
di SIMONA CASALINI


L'uragano Ida, almeno quello, li ha lasciati passare senza troppe ansie. E' sfilato vicino alla manciata di barche-siluro, ma piccole come tappi di sughero, partite lo scorso 18 ottobre dal porto francese di Saint Nazare, destinazione Yucatan, ignare che avrebbero affrontato la regata oceanica più dura degli ultimi anni. Per Giovanni Soldini, in coppia con Pietro D'Alì, in gara sul Telecom 40 contro la solita flottiglia di francesi e inglesi, i guai sono sempre stati adrenalina per correre di più. Ma stavolta è stato diverso. In questa prima, drammatica edizione della Solidaire du Chocolat ci sono state otto tempeste di una violenza eccezionale e fino a tre giorni fa roteava sulla rotta il ciclone che ha devastato il Salvador. Per la prima volta della sua carriera il marinaio più tosto d'Italia ammette: "Sì, ho pensato che non sarei sopravvissuto". Delle 24 barche partite ne sono rimaste solo 15. Telecom è secondo a un centinaia di miglia dal leader, e ora naviga, molto rattoppato, al largo della Giamaica. Mancano poco meno di 500 miglia, però a bordo si è al limite dell'emergenza: c'è poco cibo, l'energia elettrica è debole, l'acqua potabile scarseggia per problemi all'impianto di desalinizzazione. "Finita 'sta regata", scherza Soldini, "mi sa che me ne vado per un po' in montagna".
Stavolta c'è stato ben poco da divertirsi.
"Sì, per tutta la prima parte della regata, fino a una settimana fa, in mezzo all'Atlantico abbiamo avuto una serie di depressioni pazzesche, 8 in 16 giorni. Vuol dire mare impazzito, venti da 40, 50 nodi contrari, onde di sei sette metri. E la barca pesta, sbatte, tutto è bagnato, ci sono esplose anche le bottiglie d'acqua e a me si sono letteralmente marciti gli stivali. E' stata una delle più dure che abbia mai fatto".
Poi, quando navigavate in acque più quiete, sulle cartine meteo è apparso all'orizzonte anche l'uragano Ida. Che avete pensato?
"Solo a come schivarlo più in fretta possibile. Qui in questa stagione sono frequenti, ma il periodo più a rischio doveva già essere finito. Nel cuore del ciclone, rischiavamo di prenderci venti da 90 nodi. Non ce l'avremmo fatta. E abbiamo saputo che in centramerica ha causato un centinaio di morti".
Il momento della traversata più a rischio?
"Qualche notte è stata pazzesca, sia io che Pietro fuori insieme, cercando solo di non far traversare la barca, di non essere travolti dalle onde. Pura sopravvivenza. Poi, quando siamo passati in testa, sbramm..., si è rotto lo strallo, il dispositivo che tiene in piedi l'albero, e pensavamo che venisse giù tutto, che insomma stavamo in una situazione veramente di merda. Per 5 giorni abbiamo navigato con una vela di fortuna, alla fine, dopo un giorno intero appeso alla cima dell'albero, siamo riusciti a riparare il danno e abbiamo tirato dritto".
Vi siete detti "Ma chi ce l'ha fatto fare"?
"Beh, stavolta sì. Perché comunque stai per giorni sempre bagnato fradicio, con la barca che soffre nell'andatura più scomoda e penalizzante. E' molto dura, sia dal punto di fisico dell'equipaggio che della resistenza della barca".
Almeno ora c'è il sole.
"Un caldo bestia, ma abbiamo poca acqua. Fortuna che un paio di giorni fa c'è stato un forte temporale e abbiamo fatto scorta. E anche col cibo non andiamo benissimo, abbiamo solo un po' di pasta e riso e qualche cipolla. Ma zero musica, perché dobbiamo risparmiare energia".
L'umore a bordo?
"Siamo tonici, vero Pietro? E comunque d'accordo. Finito qua, ce ne staremo un po' come i vecchietti in montagna".


Origine: Repubblica

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